Pop-up dell’inquietudine
Inquietudine, scompiglio, disordine, fermento. Questi i significati di ‘turmoil’, termine che sarà comparso più volte in questi giorni sulla stampa anglosassone. Turmoil, ultimo lavoro di Marc Garrett evoca anche un’altra immagine, quella del petrolio, e così il riferimento allo sconquasso che il mondo sta attraversando, e alla sua ragione sotterranea, si fa preciso. In realtà il progetto evita riprese iconiche dirette dall’attualità, preferendo rispolverare un immaginario bellico non strettamente contemporaneo, fatto di funghi atomici, cieli lividi, esplosioni. Lo scompiglio è prima di tutto mentale, il disordine è un disordine di idee e di immagini, che dovrebbero costituire il mezzo privilegiato di accesso oggettivo alla realtà e si rivelano invece duplici, contraddittorie, menzognere.
La falsità dell’immagine mediatica costituisce il filo rosso che collega i dieci popup del lavoro: Beautiful lie propone un testo frammentato che oppone precisione meccanica delle immagini e vaghezza del significato, e che si conclude con l’aforisma nothing is more true than a lie” camouflage e fear of beauty sembrano giocati sulla menzogna degli aiuti umanitari: il primo propone, sullo sfondo di un pattern militare, una definizione da vocabolario del termine camouflage nel secondo un fungo atomico fa da sfondo alla discesa, lenta e fluttuante di numerosi, grotteschi cazzi capovolti: che siano aiuti paracadutati dagli aerei o missili presunti intelligenti poco importa, nell’ammasso di teschi che ricopre il terreno non c’è più nessuno da aiutare nè tantomeno da distruggere. Solo Darkness sembra aprire alla speranza, ma si tratta di una speranza illusoria: ogni SOS è lanciato a vuoto, destinato a rimbalzare sarcasticamente davanti ai nostri occhi.
(domenico quaranta)

