L’installazione secondo Jodi
Per anni jodi.org è stato un buco nero della rete, un luogo in cui perdersi, un universo in cui i linguaggi del web collassavano per creare inediti universi di segni privi di significato, un bug innestato nella testa dell’osservatore attraverso lo schermo del suo pc. Allora il mondo dell’arte era ciò da cui si cercava di fuggire, quel mondo altro rispetto all’arte in rete con cui non si poteva avere un rapporto che non fosse polemico e problematico (si pensi a Documenta X, ed alla discussione partita proprio da jodi). Da allora l’arte in rete ha intrattenuto numerosi rapporti, più o meno azzeccati, con le istituzioni reali, e fra i più azzeccati merita certamente un posto d’onore Install.exe, la prima personale di jodi, organizzata negli spazi dell’organizzazione [plug in] di Basilea (sett./ott.2002). La seconda release di quell’evento viene ora proposta a Chelsea, New York, negli spazi di Eyebeam (22 aprile – 14 giugno 2003).
Jodi rifugge la pratica penosa del riproporre off-line un’oggettistica esteticamente affine al mondo digitale creato in rete, tentando invece di riproporre nell’installazione la pratica dell’innesto di un virus nella mente dell’osservatore. Il primo dei due lavori, JET SET WILLY Variations propone su uno schermo televisivo anni 80 l’estetica di uno dei primi home computer, che riceve i dati da una cassetta audio e propone sullo schermo un vecchio gioco il secondo lavoro, The First Time You Start Your Computer, propone invece una serie di screenshots ammiccanti all’arte astratto geometrica del ’900 da un lato, alla preistoria dei computer dall’altro, e riflettendo su una percezione del tempo che ci fa sembrare un computer degli anni 80 più vecchio della Nike di Samotracia. La mostra, curata da Benjamin Weil, dispone anche di un interessante percorso per bambini, in cui gli stessi sono invitati a sperimentare con le tecnologie utilizzate nell’installazione. Old technologies to the people!
(domenico quaranta)

